Manuel Bortuzzo, carrozzina distrutta in aereo: “Sono le nostre gambe”
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Il dramma in volo: la carrozzina distrutta al rientro dall’Africa
Manuel Bortuzzo è tornato a casa con una brutta sorpresa. Al rientro dal viaggio in Africa con la fidanzata, il nuotatore romano ha trovato la sua carrozzina completamente inutilizzabile, danneggiata dalla compagnia aerea durante il trasporto. Non è bastato poco per scatenare lo sfogo del campione paralimpico, che ha deciso di denunciare pubblicamente l’accaduto attraverso i social. “Grazie Fly …. per avermi distrutto la carrozzina. Peggior volo della mia vita sia per il personale di bordo che di assistenza in aeroporto ad Addis Abeba. Allucinante”, ha scritto nelle sue storie Instagram, invitando followers a evitare questa compagnia aerea. Un grido di rabbia legittimo, accompagnato da una riflessione più profonda sulla dignità e sul rispetto dovuto alle persone con disabilità.
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Uno strumento, una libertà: il valore della carrozzina
Con un secondo post più articolato, Bortuzzo ha spiegato il vero significato di ciò che è accaduto. “Una carrozzina per chi è obbligato a starci sopra è una cosa troppo importante e delicata e va trattata con rispetto e cura. Sono le nostre gambe, la nostra libertà”, ha dichiarato il 27enne. Il messaggio va ben oltre il semplice danno materiale: la carrozzina non è un bagaglio ordinario, è l’estensione del corpo, lo strumento che garantisce autonomia e indipendenza. Bortuzzo ha sottolineato come lui sia “fortunato” perché può permettersi di sostituirla al ritorno, ma quante altre persone si trovano in situazioni diverse? “Se fosse successo all’andata? Facevo 8 giorni lì così?” si è domandato retoricamente, evidenziando come un’altra persona avrebbe potuto trovarsi in una situazione di disagio assurdo. (Continua dopo la foto)

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Le testimonianze dei follower e il problema sistemico
Lo sfogo di Bortuzzo ha toccato un nervo scoperto. In poche ore, decine di follower gli hanno scritto raccontando disavventure simili con compagnie aeree, rivelando un problema più ampio di superficialità e mancanza di attenzione verso i passeggeri con disabilità. “Mi avete scritto in tanti raccontandomi le vostre disavventure e queste cose NON devono succedere“, ha commentato il nuotatore, decidendo di trasformare le sue storie in un post permanente. Non è accettabile, secondo Bortuzzo, che nel 2026 le carrozzine vengano trattate “con tale superficialità”. La questione riguarda il diritto alla mobilità e alla dignità, principi fondamentali che le compagnie aeree non possono continuare a calpestare.
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Perché questa denuncia è importante
Manuel Bortuzzo ha scelto di non lasciare che l’episodio passasse inosservato, consapevole della sua visibilità e della responsabilità che ne deriva. “Per la gravità della cosa tutto questo non può passare inosservato”, ha scritto, invitando a riflettere su come le persone con disabilità siano spesso costrette a subire ingiustizie che altre categorie di passeggeri non dovrebbero mai tollerare. La sua voce amplifica quella di tanti che non hanno visibilità mediatica. Il messaggio è chiaro: le compagnie aeree devono fare di meglio, devono investire in formazione e protocolli specifici per il trasporto di attrezzature mediche. Non è un lusso, è una questione di diritti umani.
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